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Caiati Old Master Paintings Works of Art
 
   

 

   
     
 
 
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  Giovanni Girolamo Raggi  
  (Bergamo, 1712 - Bergamo, 1796)  
  Portrait of Count Carlo Albani  
  Olio su tela, 210 x 119 cm  
 



Lo stemma in basso a destra reca l’iscrizione:
[Carlo] Albani Cam [eriere] della chiav [e] d’Oro della MM Imp [eriale] COK

Provenienza:
Bergamo, Collezione Carlo Albani (dal 1757)
Bergamo, Collezione conte Gianforte Suardi (1910)
Collezione Privata

Bibliografia:
F. M. Tassi, Le vite de' pittori, scultori e architetti bergamaschi, Bergamo 1793, ed. 1970, II, p. 106
V. Bernardi, Il Pittore fra Vittore Ghislandi da Galgario, Bergamo 1910, p. 46 (dove il dipinto è segnalato nella collezione del conte Gianforte Suardi)
F. Noris, Giovanni Raggi, in I pittori bergamaschi dal XII al XIX secolo, il Settecento, Bergamo 1990, III, p. 73, n. 88 (dove il dipinto è ricordato tra le opere disperse)
F. Romei, P. Tosini, Collezioni veneziane nelle foto di Umberto Rossi. Dipinti e disegni dal XIV al XVIII secolo, Electa Napoli 1995, pp. 86 – 87, n. 185 (riprodotto in bianco e nero)

Considerato oramai disperso, questo straordinario ritratto è citato dalle fonti storiche sin dalla sua realizzazione nel 1757, come documenta Francesco Maria Tassi nelle vite dedicate ai pittori bergamaschi: “nell’anno sopraddetto presa l’occasione della nostra famosa fiera, spinto dal desiderio di rivedere li parenti in questa città [Bergamo] e nel suo breve soggiorno volle il conte Carlo Albani esser per mano ritratto. Lo colorì [Raggi] pertanto a figura intera quanto il naturale, vestito in abito nero merlato all’uso di corte, con la chiave d’oro, del quale è insignito come cameriere delle sue, Maestà Imperiali; con veduta di belle architetture, alla maniera di Paolo, condotto con molta vivacità, grazia e disegno, non mancando tutta la somiglianza unita ad una certa aria di dolcezza, che di più non si possa desiderare”. L’opera è quindi una eccellente testimonianza delle qualità artistiche del pittore e denota la pregevole commistione tra la tradizione ritrattistica lombarda, la cui linea di gusto era dettata da Vittore Ghislandi (Bergamo, 1655 – 1743), e le moderne istanze lagunari di Giambattista Tiepolo (Venezia, 1696 – Madrid, 1770). Dobbiamo infatti ricordare che dopo l’apprendistato con Fra Galgario, Raggi collaborò a pieno titolo nella bottega tiepolesca, dal tempo della Cappella Colleoni (1732 – 1733) sino al 1741, imparando a imitarne lo stile in maniera eccellente e sempre il Tassi considerava di esempio la copia del San Giuseppe che tiene il bimbo fra le braccia: “appena distinguibile dall’originale” (1793, II, p. 104). Detto ciò, nelle opere autonome come la pala con Santa Grata che porge al padre Lupo i gigli nati dal Sangue di Sant’Alessandro di Bergamo (1735 – 1737), l’influsso del maestro si caratterizza senz'altro per un colorismo schiarito ma altresì per una robusta struttura formale che raggiunge esiti di ragguardevole qualità. Tornando alla nostra tela, possiamo quindi agevolmente distinguere l’intesa tra la concretezza lombarda e la levità lagunare, a cui si aggiungono gli apporti longhiani e neoveronesiani, che Raggi poté apprendere durante il suo soggiorno a venezia (1739 e 1740) e all'epoca della permanenza a Verona (1741- 1757).

 
     
 
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