Selected Inventory
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XIX Century
 
   

 

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  Andrea Appiani & Collaboratori  
  (31 maggio 1754 - 8 novembre 1817)  
  Napoleone  
  Olio su Tela, 89,5X66  
 



Andrea Appiani (Milano 1754 – 1817) e aiuti.


Ritratto di Napoleone Re d’Italia.


Olio su tela cm. 89,5 x 66.


Il dipinto, inedito, arricchisce la numerosa serie dei ritratti di Napoleone Re d’Italia realizzati da Andrea Appiani e dal suo atelier a partire dal 1805, quando il 7 giugno venne nominato, pochi giorni dopo l’incoronazione di Napoleone a Re d’Italia avvenuta il 26 maggio nel Duomo di Milano, ‘’Premier Peintre du Roi’’. In questa veste venne incaricato di seguire l’iconografia ufficiale del sovrano, il cui prototipo sono i due bellissimi dipinti eseguiti tra il 1805 e il 1806, l’uno conservato al Kunsthistoriches Museum di Vienna (dove arrivò da Milano con la Restaurazione) e l’altro al Musèe Napoleon dell’Ile d’Aix. In entrambi compare la figura in piedi di tre quarti, al centro di un arco sorretto da due Vittorie marmoree, con la mano destra inguantata che sorregge il risvolto interno del pesante mantello di velluto, e la sinistra appoggiata sulla corona. Nel primo Napoleone è a capo scoperto, nel secondo con una corona d’alloro a tre giri.

A partire da questi due dipinti sono state successivamente identificate diverse varianti (sinora la trattazione più completa si deve a G.B. Sannazzaro, Per alcune incisioni derivate da Andrea Appiani: l’’’Apoteosi di Pische’’, ‘’Vènus caressant l’Amoure’’ e i ritratti napoleonici, in Rassegna di Studi e Notizie’’, vol. XVII, anno XVII, 1993, pp. 300-309), con e senza corona, con la corona di alloro a due o a tre giri, a tre quarti o a mezzo busto, con differenti soluzioni per lo sfondo, con poche modifiche invece per quanto riguarda l’abito di corte riccamente decorato con aquile e onorificenze. Vista la quantità degli esemplari finora rintracciati e la loro vasta diffusione, si pone un problema, restando sicura l’autografia dei due modelli sopra citati, della misura dell’intervento dell’artista nelle diverse repliche e varianti. Del resto, secondo una prassi diffusa negli studi dei ritrattisti di successo, era inevitabile che, per il tenore della domanda, il maestro fosse costretto a ricorrere all’intervento, più o meno esteso, degli aiuti, cui venivano soprattutto affidate le parti meno caratterizzanti come gli abiti.

Nel nostro caso il prototipo del ritratto è la versione conservata al Musèe Napoleon dell’Ile d’Aix, con il capo cinto dalla corona d’alloro. La differenza sta appunto nella corona, in quello a tre giri e in questo a due, e nel fondo dove, al posto dell’arco con le due Vittorie, compare, sulla sinistra una colonna. L’impostazione è molto simile, con poche varianti nel taglio dell’immagine e nei dettagli dell’abito di corte, a quella di due esemplari uno già a Milano, raccolta Menni, e l’altro, con l’aggiunta della veduta del tiburio e della guglia maggiore del Duomo sulla destra, firmato e datato 1805 (passato ad un’asta della Christie’s a Londra nel luglio del 1931).

Un attento confronto di questo ritratto con gli altri esemplari noti (come quelli conservati alla Pinacoteca di Brera, al Museo del Risorgimento di Milano e alla Pinacoteca Ambrosiana) suggerisce l’ipotesi di una sicura autografia per quanto riguarda il volto, caratterizzato da un impasto cromatico luminoso e da una notevole sensibilità nella resa psicologica del personaggio, mentre la stesura dell’abito, dove si notano alcune durezze soprattutto per quanto riguarda la resa dei panneggi e certi passaggi cromatici, rivela l’intervento degli aiuti impiegati da Appiani nel suo Atelier.

Del resto sono presenti anche casi come quello della versione conservata alla Biblioteca Nazionale Braidense, dove è documentato come Appiani abbia affidato, pur sotto la sua diretta supervisione, l’esecuzione a Giuseppe Diotti. La lettera d’incarico a tal proposito inviata dal Direttore Generale della Pubblica Istruzione Giovanni Scopoli al Ministro dell’Interno è indicativa della continua richiesta del ritratto ufficiale del sovrano e dell’inevitabile ricorso a collaboratori: ‘’poiché il Sig.re Cav.re Commiss.o Appiani è forse troppo occupato in altri oggetti d’arte per Sovrano servizio, opinerei che si potesse intanto trarre profitto dall’abilità del giovane Diotti […] e commettergli una copia del Ritratto di S.M. magistralmente eseguito in più tele dallo stesso Cav.re Appiani, il quale probabilmente non sarà scontento di dirigere questo lavoro. Riuscendo bene, come s’ha luogo di credere, si potrebbe incaricare di farne altri, e il primo potrebbe subito essere collocato nella R. Biblioteca, il luogo più frequentato giornalmente di Brera’’ (in D. Falchetti, scheda in Giuseppe De Alberis, 1763-1845. Un pittore della realtà tra Appiani e Hayez, catalogo della mostra a cura di E- Zanella Manara e F. Mazzocca, Milano, Mazzotta, 1998, pp.98-99).

Prof. Fernando Mazzocca

 
     
 
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