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  model of Master Ciechanowiechi  
  (first half of XVII century)  
  Ercole  
  Burnished bronze - h 30 cm  
 



Il bronzetto rappresenta Ercole in piedi, nell’ atto di camminare, con la clava appoggiata sulle spalle e la pelle di leone che scende lungo il suo fianco destro.
La testa dell’ eroe è leggermente rivolta verso sinistra, e il braccio sinistro è teso ed alzato.

La statuetta è nota in almeno altre tre fusioni, una al Castello Reale di Varsavia, una appartenuta alla galleria Daniel Katz di Londra nel 2000 , ed una passata in asta a Parigi (Thierry de Maigret, 4 dicembre 2014, lotto 72).
Le somiglianze tra le varie versioni sono strettissime, al punto da far pensare che siano tutte state fuse dallo stesso modello e nella stessa officina.

Questo modello di Ercole fa parte di un gruppo di statuette in bronzo e in argento tutte legate da forti similitudini nell’ anatomia, nella fattura, e nello stile.
Mostrare tutti i modelli compresi in questo gruppo sarebbe tedioso. Basti qui indicare lo splendido Ercole dorato in collezione privata londinese, già nella leggendaria collezione Castiglioni di Vienna (nel 1923), o l’ elegante Nudo, di nuovo dorato, già presso la galleria Steinitz di Parigi, a sua volta simile ad un Ercole in argento venduto all’ incanto alcuni anni fa.

Osservando anche due statuette del Museo Lia di La Spezia (Marte e Nettuno, di provenienza Centurione,in C. Avery, La Spezia. Museo Civico Amedeo Lia. Sculture, Bronzetti, Placchette, Medaglie, La Spezia, 1998, pp. 157-165), si notano ulteriori legami con il nucleo di opere dell’anonimo che gli studiosi oggi concordano a chiamare Maestro Ciechanowiecki, ma che in passato, erroneamente, è stato definito anche Maestro del Fitzwilliam.
Il nome di questo artista viene da quello di Andrew Ciechanowiecki, marchand connoisseur londinese che lungo anni di ricerche e di collezionismo ha individuato il Maestro e ne ha raccolto le opere, sia tramite foto, sia acquistando statuette che oggi si trovano per la maggior parte al Castello Reale di Varsavia.
La vera identità del Maestro è un mistero che affascina gli storici dell’ arte e i conoscitori. Alcuni dei bronzi sono stati in passato attributi a Adriaen de Vries, altri a Camelio. In tempi recenti, Charles Avery ha suggerito il nome dello orefice fiorentino Manno di Sebastiano Sbarri, mentre Manfred Leithe-Jasper ha sostenuto che le ricerche vanno centrate sull’ ambiente degli orefici romani della prima metà del Seicento (M. Leithe-Jasper, in M. Leithe-Jasper- P. Wengraf, European Bronzes from the Quentin Collection, , New York, Frick Collection, 2004, pp. 246-251).
E’ stato anche proposto il nome dell’ orefice di Augsburg David Schwestermuller, attivo intorno alla meta’ del Seicento e documentato in Italia.
E’ comunque chiaro che il Maestro Ciechanowiecki e’ un artista che conosce bene la scultura di Giambologna e i bronzi veneziani del Cinquecento e del primo Seicento, e che ha un gusto spiccato per il dettaglio anatomico e per la finitezza formale, elementi che troviamo sovente nella scultura in metallo della Germania meridionale e soprattutto di Augsburg, dove operarono sia Adriaen de Vries, sia Hubert Gerhard.


Carlo Milano

 
     
 
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