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  Benedetto Boschetti  
  (Born around 1820 - he worked until 1880)  
  Ebe (from a model by Antonio Canova, 1796-1816)  
  Burnished bronze - h 62 cm  
 



Signed: B.Boschetti Roma


Delicata 
versione
 della 
figlia
 di
 Zeus 
ed 
Hera, 
leggiadra 
danzatrice 
insieme 
alle 
Muse 
e
 alle
 Ore,
 coppiera
 degli
 dèi
 e 
spesso
 menzionata
 dalle 
fonti
 letterarie
 come
 devota 
ancella 
della 
madre,
 e
 come 
sposa 
di
 Eracle, 
dopo 
la
 sua 
ascesa
 all’Olimpo.
 Così 
la 
interpretò 
Antonio 
Canova 
in 
una 
statua 
in
 marmo
 commissionatagli
 dal
 principe 
Jusupof 
nel 
1795
 e 
terminata 
nel
 1799 
(acquistata
 nel
 1830 
dal
 re 
di
 Prussia
 Federico 
Guglielmo 
III,
 si 
trova
 oggi
 presso
 la
 National Galerie 
di
 Berlino). 

Questo 
suo 
capolavoro
 aveva
 raccolto 
dovunque 
e
 immediatamente 
le
 più 
entusiastiche
 considerazioni
 possibili 
così
 che 
Canova 
fu
 costretto
a 

replicarla 
in
 quelle 
che
 diverranno 
le 
tre
 successive
 versioni
 della 
Ebe,
 lievemente 
differenti
 una
 dall’altra,
 realizzate 
in 
tutto 
dal
 sommo
 artista. 
La 
prima 
venne
 scolpita 
tra 
1801‐1808
 per
 l’imperatrice
 Giuseppina
 (oggi 
San 
Pietroburgo, 
Ermitage), 
la
 seconda 
nel
 1814
 per 
Lord
 Cawdor 
(oggi
 a
 Chatsworth,
 nel 
 Devonshire).
 La
 terza,
 risalente
 al
 1816, 
fu
 commissionata 
dalla
 contessa
 Veronica
 Zauli 
Naldi 
Guarini 
per
 il
 proprio
 palazzo 
di 
Forlì
 ed
 adesso
 è
 conservata
 al 
Museo
 di
 San
 Domenico. 
Queste
 due 
ultime 
versioni
 avevano
 peraltro 
riacceso
 un
 animato 
di battito 
tra 
gli
 amanti 
del
 bello
 (come 
quelle
 precedenti,
 per
 motivi
 di
 volta 
in
 volta
 diversi), 
soprattutto 
poiché 
Canova 
vi
 aveva 
introdotto
 l’uso,
 seppur
 assai
 tenue 
e
 sfumato,
 della 
policromia,
 seguendo 
gli 
indizi
 degli 
studi
 archeologici
 che 
cominciavano 
a 
indicare 
l’uso 
originario
 del
 colore 
sui 
marmi
 classici.

 La
 Ebe 
canoviana, 
dea
 della
 giovinezza
 per i
 Romani,
 che le
 dedicarono 
un 
tempio 
nel
 207
 a.C. 
(per
 volere
 del
 console 
Marco 
Livio)
 fa 
parte
 di
 un 
gruppo 
di 
opere 
nate
 dall’interesse
 crescente 
di
 Canova
 per
 statue
 che
 risultassero
 perfettamente 
convincenti
 da 
ogni 
angolatura, 
per
 le 
figure
 femminili 
in 
movimento 
e 
per
 la
 resa
 di
 quest’ultimo
 nel
 più
 lieve,
 armonico 
e
 virtuosistico
 dei 
modi 
attraverso 
il
 marmo.
 Ebe,
 in
 queste
 sue 
interpretazioni, 
è
 colta
 mentre 
scende 
con
 dolce 
e 
neoclassica
 compostezza 
da 
un
 nugolo,
 reggendo
 nella 
mano 
alzata
 un’anfora
 e
 nell’altra
 una
 coppa.
 Il
 busto
 nudo 
mostra 
le
 delicate 
forme 
di
 una
 bellezza 
 adolescenziale,
 la 
lunga 
gonna 
plissettata 
e
 cinta
 sul 
tergo
 con
 un 
fiocco
 crea
 una 
morbida 
onda
 dietro
 di lei
 e 
mostra 
le
 sue
 forme,
 accarezzate 
dal 
fremito 
del
 vento 
creato 
dal
 suo 
discendere. 
Un 
nastro 
ferma
 la
 ricercata
 acconciatura 
e 
il
 volto
 ha
 quell’assenza
 d’espressione 
che 
ne 
indica 
il
 supremo
 stato
 divino.

 L’estremo 
interesse 
per 
questa 
figura 
di
 “nobile 
semplicità”
 e 
bellezza,
 l’acceso
 dibattito
 che
 ciascuna
 delle
 versioni
 prodotte 
da 
Canova
 suscitò 
in 
Europa
 ne 
fecero
 un’opera
 celebre 
e 
richiesta,
 a 
cui
 Boschetti
 rispose 
con
 una 
sua 
interpretazione 
molto
 sensibile
 ed 
eseguita 
“in 
punta 
di
 piedi”.
 Boschetti
 usava 
molto
 spesso 
stendere, 
specie
 nelle 
copie
 da
 sculture
 classiche,
 un
 velo
 di
 doratura 
in 
particolari
 zone
 dei
 suoi
 bronzi,
 per 
accenderne
 zone
 specifiche
 e 
per 
renderle 
più 
accattivanti
 e 
preziose. 
Il 
tempo
 ha 
spesso
 cancellato
 questo 
trattamento,
 ma
 alcune 
tracce
 si
 possono 
ritrovare 
in
 alcuni
 dei
 bronzi
 qui
 presentati.



 
     
 
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