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Giuseppe Bernardino Bison
 
   

 

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  Giuseppe Bernardino Bison  
  (Palmanova di Udine, 1762 - Milano, 1844)  
  View of Canal Grande from Palazzo Grimani looking toward Rialto  
  Oil on canvas, 59,4 x 75 cm  
 



Mantenere una certa continuità con la cultura figurativa del Settecento fu di primaria importanza per Giuseppe Bernardino Bison, il quale visse pienamente il passaggio tra l’epoca settecentesca, neoclassica, e quella romantica. Interpretando in modo totalmente inedito la tradizione pittorica del Grand Siècle, ed estrapolando l’impostazione prospettica dalle celebri vedute settecentesche con l’intento di rinnovare l’immagine di Venezia - ormai lontana dai fasti della Serenissima - il maestro palmarino aggiornò l’icona della città lagunare attualizzandola e arricchendola di dettagli che esprimono lo spirito del suo tempo.

Nonostante un proficuo periodo formativo trascorso a Venezia, Bison sviluppò il saldo legame con i maestri del passato proprio nel corso dei lunghi decenni trascorsi lontano dal Veneto, tra Trieste, dove visse per circa un trentennio, e Milano, che dal 1831 divenne suo luogo di residenza fino alla morte. Appurato quanto fossero limitate le occasioni professionali nell’ormai saturo ambiente artistico lagunare, l’artista meditò infatti la decisione di trasferirsi altrove, sviluppando così il suo stile personale e affidandosi ai molteplici veicoli di promozione locale. Bison maturo scelse di privilegiare il fortunato genere della veduta, tenendo conto delle enormi possibilità offerte sia dal mercato milanese sia da quello triestino, dove la fama dei vedutisti del ‘700 non aveva lasciato grandi tracce sul piano del collezionismo.

Il corpus pittorico del Bison si caratterizza per una straordinaria varietà di vedute veneziane, generalmente basate su schemi collaudati e spesso eseguite nel capoluogo lombardo su esplicita richiesta del suo agente Raffaello Tosoni, il quale cercò di allinearsi con una decisiva ripresa del vedutismo anche nei primi decenni dell’800. Milano, quindi, vide nascere alcune delle più complete e mature opere dell’artista, che a partire dagli anni trenta scelse di adeguarsi al gusto della media e alta borghesia locale producendo numerosi dipinti di piccolo e medio formato a soggetto lagunare, come documentano gli
elenchi stilati dall’Accademia Braidense a partire dal 1833. L’impossibilità di recarsi sul posto a dipingere dal vero, tuttavia, fece in modo che l’artista si affidasse prevalentemente alla sua “memoria”, supportata dall’osservazione di modelli preesistenti.

Senza mai cadere nella mera “riproduzione”, Bison applicò il suo lessico personale ai più amati impianti prospettici noti. I due pendant con il Canal Grande da Palazzo Rimani verso il Rialto e il Canal Grande con le Fabbriche Nuove di Rialto sono entrambi basati su due rappresentazioni di Francesco Guardi conservate presso la Pinacoteca di Brera , dove sono giunte precisamente nel 1856. La fortuna di questi impianti vedutistici è testimoniata anche dall’esistenza di un’altra coppia di tele che raffigurano i medesimi soggetti, secondo Dario Succi riferibili alla fine degli anni Trenta. È sempre lo studioso a focalizzare l’attenzione su un aspetto importante relativo all’opera pittorica di Bison, che anche nella fase estrema della sua attività artistica non mancò di omaggiare la cultura figurativa settecentesca, sebbene filtrata attraverso la sua esperienza e la sua grande attenzione per il colore. Sempre secondo Succi, sarebbero da ascrivere al maestro palmarino due disegni preparatori precedentemente attribuiti a Francesco Guardi.

 
     
 
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