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  Luca Giordano  
  (Napoli 1634-1705)  
  Betsabea al bagno  
  Olio su carta, cm 22,2 x 28,8  
 



Nonostante i suoi natali napoletani, e la sua prima educazione pittorica al fianco di Jusepe de Ribera, si può affermare che fin dagli esordi Luca Giordano mostrò una innata capacità nell’assimilare linguaggi figurativi di altri maestri, pratica che tuttavia rappresenta solo la base del suo stile assolutamente personale. Soggiornando a Roma entrò in contatto con l’ambiente di Pietro da Cortona, mentre dopo un successivo viaggio a Venezia - effettuato a partire dal 1667 - l’artista fece proprie alcune caratteristiche della pittura di Tiziano e del Veronese; questo contatto con la pittura veneta è molto importante per capire come Giordano sia riuscito ad affrancarsi dallo stile prettamente tenebroso, incline al chiaroscuro e ai contrasti violenti, specializzandosi invece nell’uso di un cromatismo prezioso ma decisamente più delicato. Una curiosità sullo stile del pittore riguarda il suo appellativo “Luca Fapresto”, che non solo deriva dall’estrema velocità con la quale dipinse le tele destinate alla Chiesa di Santa Maria del Pianto a Napoli, ultimate in due giorni, ma si riferisce soprattutto alla sorprendente abilità nel replicare le opere dei grandi maestri cinquecenteschi.Determinante nella carriera artistica di Luca Giordano fu il soggiorno fiorentino, seguito da un viaggio in Spagna su invito di Carlo II, e dal definitivo ritorno a Napoli nel 1704. La permanenza a Firenze durò complessivamente dal 1682 al 1686. La fama del pittore, noto anche in terra toscana, gli assicurò una serie di preziose committenze tra le quali ricordiamo la realizzazione di un affresco nella Cappella Corsini e soprattutto la decorazione dei nuovi ambienti del Palazzo Medici Riccardi, antica residenza di Cosimo il Vecchio edificato da Michelozzo nel corso del XV Secolo. Protagonista della galleria del celebre Palazzo affrescata da Giordano è la glorificazione della dinastia medicea, accompagnata dalla raffigurazione allegorica delle Virtù cardinali. È proprio alla secondadel soggiorno fiorentino, che ha inizio nel 1685 - Giordano dovette fare rientro a Napoli nel 1683 per esigenze familiari - che probabilmente appartiene l’esecuzione dei due disegni preparatori qui presentati, che raffigurano Betsabea al bagno ed Erminia tra i pastori. I soggetti1 sono tratti rispettivamente dal repertorio biblico e dalla letteratura cinquecentesca, e rappresentano due esemplari di pitture realizzate a olio su carta, una pratica molto usata dal pittore per eseguire studi e idee iniziali di opere che, successivamente, avrebbe tradotto su tela o affresco. Nessuna delle due rappresentazioni, tuttavia, corrisponde a dipinti noti, quindi si può affermare che le opere sono da mettere in relazione con due pitture ancora da identificare. La ricerca espressiva, ma soprattutto la preziosità cromatica, sono le stesse che ravvisiamo nelle raffigurazioni fiorentine. A tal proposito possiamo riscontrare alcune analogie con i dieci bozzetti preparatori agli affreschi di Palazzo Medici Riccardi, oggi conservati presso la National Gallery di Londra. Decisamente affine alle due opere qui descritte è la pratica di inserire elementi di vegetazione per separare differenti piani prospettici, come anche il gusto per il disegno delle figure ritratte in pose contrapposte e caratterizzate da un gesticolare particolarmente accentuato. Non a caso il ciclo pittorico fiorentino procurò all’artista partenopeo la piena affermazione anche a livello internazionale.Entrando nel dettaglio delle due rappresentazioni, l’opera con Betsabea al bagno raffigura un episodio biblico tra i più illustrasti nella storia dell’arte, che lo stesso Giordano non mancò di illustrare in svariate occasioni, come nell’esemplare conservato al Museo del Prado databile al 16982. Protagonista della scena è Betsabea circondata dalle sue ancelle, mentre sullo sfondo si intravede Davide che nota la fanciulla da una terrazza del suo ricco palazzo. L’iconografia usata dal Giordano è quella tradizionale, e certamente possiamo mettere in relazione l’opera con un altro dipinto londinese, attribuito alla cerchia dell’artista, che mostra la Toeletta di Betsabea la posa è differente, tuttavia compaiono alcuni elementi che ricordano il cartone qui descritto, come il drappo blu che avvolge la fanciulla e gli elementi architettonici usati come quinte sceniche. Alcuni dettagli naturalistici sono definiti con grande precisione, come gli elementi vegetativi e il cagnolino che compare in basso a destra. Il foglio, che riporta, al verso, lo studio di un arto femminile, può anche essere avvicinato al dipinto con Psiche punita da Venere4 (fig. 2) riferibile all’età matura dell’artista, eseguito tra il 1692 e il 1702 e decisamente affine nel disegno della figura ritratta al fianco di Betsabea, che ricorda l’ancella raffigurata alle spalle di Psiche. Per quanto concerne il soggetto dedicato a Erminia tra i pastori, invece, si tratta di un episodio tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, forse il tema tassesco che ha conosciuto maggior fortuna nell’arte figurativa e raffigurato dal Giordano in un paio di altre occasioni. Per la straordinaria teatralità dell’opera,e l’uso di un modello iconografico meno diffuso e più raro, l’opera può essere messa in relazione con una tela dipinta da Giovanni Lanfranco dedicata al medesimo soggetto:è necessario sottolineare come Giordano seppe mescolare influssi differenti attingendo dai grandi maestri delle generazioni precedenti, come Raffaello, i Carracci, Pietro da Cortona e, appunto, Lanfranco. Solo osservando le creazioni di artisti diversi poté infatti formare il suo personalissimo stile spigliato, rapido e caratterizzato da un ritmo intenso, nonché da una tecnica sofisticata, tutti elementi che gli permisero di spaziare dal mero chiaroscuro caravaggesco molto diffuso nel napoletano. Nel foglio è descritto l’episodio in cui Erminia, dopo aver abbandonato la battaglia, trova rifugio in un bosco ameno e incontra alcuni pastori. Giordano, come anche Lanfranco, ha tuttavia scelto di raffigurare il momento in cui la donna si confida con un vecchio pastore: da pretesto per raffigurare un gruppo di figure immerse nel paesaggio, la descrizione pittorica di questo episodio tassesco cambia totalmente registro mostrando i protagonisti in primo piano, quasi sbattuti di fronte allo spettatore che in questo modo può percepire tutta la teatralità della scena. Una scelta iconografica singolare che, ancora una volta, consente di annoverare Luca Giordano tra i maestri più espressivi del suo tempo. Bibliografia: Nicola Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli, da Mattia Preti a Luca Giordano, Napoli, 2011, nn. 108 - 109

 
     
 
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